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    <title></title>
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      <title>Io cerco la Titina...</title>
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      <pubDate>Wed, 25 Jun 2008 14:47:55 +0200</pubDate>
      <description>Diceva così un celebre motivetto di tanti anni fa. Da Roberto Suares, VV dal '68 al '73 nella sezione C, riceviamo questo messaggio. Qualcuno può aiutarlo?&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ora che mia figlia frequenta la 2A al VV e mio figlio probabilmente sceglierà il VV l'anno prossimo ...mi è presa un agrande voglia di sapere cosa ne è stato dei miei compagni della Sezione C....&lt;br/&gt;Mario Zari (il mio compagno di banco e fedele amico per anni....) Paolo Galletta (da cui ho comprato il mio primo giradischi) Giorzo Zena (sempre elegante) , Ernesto Fagioli ( e la sua passione per il basket), Bruno Beltrami (abitava in Via Pinerolo...ora anche io con la mia famiglia !), Pucci Marra (figlia del pediatra...grande fan di Conti), Fabienne Mattioli (il mio grande amore francese del liceo...), Gabriella del Pesco, le sorelle Cavalli (Cristina e..??), Armando Pellanda (abbiamo scavalcato insieme i cancello del Lido di notte per fare un magnifico e solitario bagno estivo..), Carlo Galliani (il nostro mitico viaggio insieme in autosop per tutta l'Europa..con Ciro ...ma lui però era del Conti... e si è poi sposato la nostra compagna di classe Claudia Governini), Maurizio Folini (...sempre nei casini fino al collo! ), Bellorini (ma di nome come faceva ? Marco ? col ciuffo biondo....), Giovanni Montagna (con quella gamba rotta e ingessata per mesi..), e la Boccardo ?  Maria Teresa - Tea Castiglioni (che scherzosamente chiamavamo &quot;la cavalla&quot;). E quelli di cui non mi ricordo più il nome ?&lt;br/&gt;Ricordo con tenerezza anche il (fu) professor Zanacchi per Italiano e Latino, la prof. Ventura  per Storia, la Schmidt per Tedesco, la Baldini per Disegno,....&lt;br/&gt;    &lt;br/&gt; &lt;br/&gt;MI POTETE AIUTARE A RINTRACCIARLI ? ..sono passati quasi 40 anni...non ci posso credere ! ..ma qualcuno ha conservato la foto di classe ?&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;ROBERTO SUARES&lt;br/&gt; </description>
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      <title>Visita al Museo del Design: vi aspettiamo!</title>
      <link>http://www.exalunnivv.it/exalunnivv/News/Voci/2008/6/12_Visita_al_Museo_del_Design%3A_vi_aspettiamo%21.html</link>
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      <pubDate>Thu, 12 Jun 2008 00:59:21 +0200</pubDate>
      <description>Cari amici, dopo il grande successo registrato dal VV Show, l'Associazione degli ex alunni del VV ha il piacere di invitarvi ad un altro evento che andrà in scena il 25 giugno alle 18,30 alla Triennale di Milano. Il tema della serata sarà dedicato a: Milano e le sue eccellenze: il design. La visita, guidata e riservata a noi ex alunni, è prevista per 3 gruppi di 25 persone che ripercorreranno la storia del design italiano con approcci diversi e secondo diverse prospettive.&lt;br/&gt; Al termine della visita ci regaleremo una piacevole pausa conviviale per un aperitivo con buffet. Data la vicinanza della manifestazione vi saremo grati se vorrete segnalarci quanto prima la vostra adesione, che sarà accettata fino ad esaurimento dei 75 posti assegnatici.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il costo della visita è di 10 € per i soci e di15 € per familiari e non soci. Aperitivo e buffet, per coloro che vorranno trattenersi, costeranno invece 10 €&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Iscrivetevi subito  inviando una mail all'indirizzo: &lt;a href=&quot;Voci/2008/6/12_Visita_al_Museo_del_Design%253A_vi_aspettiamo%2521_files/mailto%253Aexalunnivv%2540gmail.com%253Fsubject%253DMuseo%252520del%252520Design&quot;&gt;exalunnivv@gmail.com&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;e indicando se solo per la visita, solo per l'aperitivo o per entrambi. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;25 giugno  ore18,30&lt;br/&gt;Museo del Design - Triennale di Milano&lt;br/&gt;Viale Alemagna 6, Milano</description>
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      <title>Una stagione di passioni</title>
      <link>http://www.exalunnivv.it/exalunnivv/News/Voci/2008/5/23_Una_stagione_di_passioni.html</link>
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      <pubDate>Fri, 23 May 2008 12:00:02 +0200</pubDate>
      <description>Continua la riscoperta delle cover girl del Petronius: ora è la volta di Chiara Bettelli), che così ricorda quell’annata d’oro:&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La mia era la copertina di Natale. Il primo rigo di eyeliner e uno degli ultimi alberi da liceale-ragazzina. Solo un paio d’anni dopo ero già una liceale-mamma, con il grembiule nero che non riusciva a mascherare la gravidanza. Del resto non vi era nulla da nascondere: lo sapevano tutti.&lt;br/&gt;Ma, al momento della foto di Luxardo, ero ancora proiettata in altri progetti, tra i quali una delle passioni che sarebbero state la mia professione futura: giornalista (affiancata poi da un’altra, che oggi amo intimamente). Stimolata dall’entusiasmo di Roberto Rocca Rey, mi immergevo per la prima volta nell’avventura delle inchieste - a metà strada tra le indagini poliziesche e la vita vissuta – che ci vedevano esplorare, intervistare, denunciare il mondo giovanile del consumo di droga sulle pagine del Petronius. Uscivamo sempre, da quei tunnel oscuri, felici di respirare solo l’aria – meno inquinata dell’attuale, forse o non ce lo dicevano – pulita della sera.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Era la fine del 1965, un altro secolo. Eppure mi ritrovo, come allora, ad essere felice quando scrivo. Non più poesie (raramente), non più quelle sperimentali, sullo stile di Ginsberg e Kerouac che componevo a volte in coppia o in gara con altri compagni poeti. Mi ricordo di Carlo Vodret (chissà dove è finito, lo sapevo in Russia anni fa) e dei prati dove le nostre menti volavano sopra palazzi in costruzione, oggi già “bladerunnerizzati”.</description>
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      <title>Un Nobel tra noi</title>
      <link>http://www.exalunnivv.it/exalunnivv/News/Voci/2008/5/23_Un_Nobel_tra_noi.html</link>
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      <pubDate>Fri, 23 May 2008 11:52:18 +0200</pubDate>
      <description>Tra le straordinarie realtà espresse dal Vittorio Veneto c’è anche quella di aver regalato alla scienza un Premio Nobel, seppure a stelle e strisce: è Riccardo Giacconi, nato a Genova nel 1931, ma vissuto da subito a Milano dove ha frequentato il nostro liceo, e infine definitivamente trasferitosi negli USA nel 1956. Qui, nel 2002, ha vinto il Premio Nobel per la fisica grazie a una lunga serie di scoperte nel campo dell'astronomia a raggi X.&lt;br/&gt;Un nostro compagno, dunque, perdipiù figlio d’arte. Eh sì, perché sua madre, Elsa Canni Giacconi, “la Canni” per antonomasia, era coautrice di numerosi testi di geometria usati in tutte le scuole d'Italia all' epoca ed insegnava fisica e matematica proprio al Vittorio Veneto.&lt;br/&gt;Nonostante questo lignaggio, o forse proprio per questo, Giacconi era, a suo stesso dire, uno scolaro molto difficile: non sopportava la disciplina e spesso bigiava, fin dalle elementari. &lt;br/&gt;&quot; Lei” dice Giacconi di sua madre “sosteneva che Dio avesse creato la geometria&quot;. E probabilmente al figlio passò l'amore per il ragionamento razionale teorico e pratico, che da tale materia deriva, come già insegnava  Archimede. &lt;br/&gt;Al Vittorio Veneto Giacconi &quot;amava sottolineare gli errori dei suoi insegnanti di matematica&quot; ma adorava  anche arrampicarsi, sciare e fare autostop, modo con cui girò l'Europa in quel secondo dopoguerra.&lt;br/&gt;A 16 anni conosce Mirella, la sua futura moglie &quot;molto più brillante di me: lei ha portato quell'amore, calma e stabilità che mancavano nella mia vita&quot;. &lt;br/&gt;Entrò all'università un anno prima, ma sopportava male le numerose lezioni. La sua fortuna fu l'incontro con Antonio Mura e Carlo Succi  e poi con Giuseppe Occhialini, che lo introdussero alla ricerca sui raggi cosmici. Dover imparare a ricercare dati in letteratura &lt;br/&gt;o a realizzare i laboratori necessari ai loro studi , gli permise di applicare la sua capacità in matematica analisi e fisica a concreti approcci di ricerca. &quot;Almeno diventerai un buon idraulico&quot; gli diceva Occhialini, vedendolo realizzare le sigillatissime camere a nebbia per studiare le interazioni dei protoni, sul modello di Fermi.&lt;br/&gt;Nel 1956 Giacconi lascia definitivamente l'Italia per gli Stati Uniti. Da allora la sua carriera procede sempre nello spirito di Fermi: grande pensatore teorico e grande realizzatore sperimentale.&lt;br/&gt;Bloomington, Princeton, MIT: sono gli anni dei progetti spaziali e Giacconi, a 28 anni, entra alla AS&amp;amp;E (American Science and Engeneering); ha una squadra di soli due tecnici: in due anni e mezzo dirigerà 70 persone, producendo ricerca per razzi, satelliti e telescopi a raggi X. Nel 1970 il suo gruppo conterà 500 persone!&lt;br/&gt;Nel 1962, con Gursky, Paolini e Rossi, pubblica un articolo fondamentale per la nascita della astrofisica a raggi X. Nel 1966-69 realizza il primo satellite dedicato, che venne poi lanciato da Base San Marco, la piattaforma italiana, in Kenia. &lt;br/&gt;Per celebrare la recente  indipendenza del paese, il satellite si chiamò Uhuru, ovvero “libertà”. Fu uno straordinario successo e conseguì il record assoluto di citazioni su pubblicazioni scientifiche: Uhuru infatti può fare una ricognizione a tappeto della volta celeste, scopre ben 339 stelle che emettono raggi X, fra cui la celebre Cygnus X-1, considerata a tutt'oggi la più probabile candidata ad ospitare un buco nero.&lt;br/&gt;La teoria dei buchi neri si avvantaggiò dagli studi di Ruffini sulle sorgenti di raggi X rilevate da Uhuru: astri collassati, divenuti appunto buchi neri, sarebbero i generatori dei raggi X nella galassia.&lt;br/&gt;Giacconi passa ad Harvard e inizia a studiare le emissioni solari di raggi X, costruendo un nuovo telescopio orbitante: l'Einstein (1978).&lt;br/&gt;Nel 1981 è alla John Hopkins, a dirigere per primo quello che diventerà il rinomato &quot;Space Telescope Science Institute&quot;: l'intento di fornire dati, in tempo reale o quasi, a ricercatori di discipline astronomiche  diverse, grazie ad un sistema di software, porterà alla creazione di Hubble.&lt;br/&gt;La morte improvvisa del figlio Marco, nel 1991, lo porta ad accettare la guida del gruppo europeo ESO impegnato nella realizzazione del  &quot;Very Large Telescope&quot;, un sistema di quattro telescopi capaci di lavorare insieme ed ottenere una risoluzione ben maggiore di qualunque telescopio esistente. Nello stesso periodo è nominato Professore di Astronomia all'Università di Milano e partecipa poi con Carlo Rubbia al Comitato per la Ricerca Spaziale Italiana.&lt;br/&gt;Dal 1999, tornato negli Stati Uniti, dirige il progetto ALMA (Atacama Large Millimeter Array), uno straordinario sistema di telescopi nel cuore del deserto dell’Atacama, nel nord del Cile, &lt;br/&gt;Nel 2002 viene insignito del Premio Nobel per la fisica &quot;per il contributo pionieristico all'astrofisica, che ha portato alla scoperta delle sorgenti cosmiche di radiazioni X&quot;.&lt;br/&gt;E’ interessante rileggere le scoperte di Giacconi alla luce del suo pensiero: da “Si lavora duro perché non se ne può fare a meno!” a “Il pensiero irrazionale di ogni tipo è pericoloso; il progresso della scienza potrà dare razionalità al mondo” a “Se volete fare scienza fatela, ma mantenete una certa irriverenza verso le istituzioni!” emerge il ritratto&lt;br/&gt;di uno scienziato dall’etica calvinista, libero da compromessi con la burocrazia e il potere. E sempre determinato a guardare avanti: &quot;Stiamo guardando oggetti di cui non conosciamo la natura&quot;. &lt;br/&gt;Chissà che qualche studente del Vittorio Veneto di oggi, magari non disciplinatissimo, ma che ama immaginare domande e lavorare duro per realizzare risposte , non raccolga il testimone e diventi il Giacconi del 2050…&lt;br/&gt;</description>
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      <title>Sul palco una ventata di amicizia</title>
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      <pubDate>Mon, 28 Apr 2008 13:32:18 +0200</pubDate>
      <description> “Serata gradevole e divertente” ha commentato alla fine del VV Show il conduttore Massimo Villa “con  musica variata e sempre di buona qualità, anche se con un inevitabile accento sugli anni delle nostre giovinezze. Lo spirito mi è sembrato in linea con i  VV Show di un tempo, ovvero con molta amicizia e poca competitività. E’ stato bello vedere sul palco un padre col figlio, cioè Paolo e Matteo Rebulla (I Duzz). A mio parere sono stati molto bravi i ragazzi dell’Officina Acustica e la collaudatissima Steam Train Band, robusta rock band all’americana. E naturalmente gli Stormy Six, gli unici che hanno suonato tutti brani propri”.</description>
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